Paм's profile*** I Fabbricanti di sog...PhotosBlogListsMore Tools Help

Blog


    November 28

    Delicati cuori nella notte

    Dal capitolo primo del libro illustrato 

    "LA NAIBA FATA"

     

    * * * * *

    Guardai il mio vestito da sposa bruciare tra le fiamme del camino. Non c’era più sangue a macchiare le mie mani, erano pulite adesso, eppure riuscivo a sentirne ancora l’umida presenza, come se me lo avessero iniettato sottopelle per rimanere indelebile su di me. Era il mio marchio, la mia eterna colpa, ciò che rappresentavo e non potevo cancellare.

    Oddio, cosa ho fatto…

    Osservai il mio riflesso allo specchio del corridoio per qualche minuto. C’era qualcosa in me che era cambiato, non ero più la stessa. Sembravo più magra, ma non emaciata, solo più tonica. I miei capelli avevano preso volume e uno strano luccichio brillava nei miei occhi scuri. Dove era finita la vecchia e gioviale Pam?

    Avevo pianto per ore e ora mi sentivo svuotata, mi sentivo un involucro vuoto che non provava più emozioni. Ero morta. No, gli altri lo erano, per mia disgrazia io ero ancora viva, anche se desideravo accasciarmi a terra ponendo fine al mio tormento.

    Ma ero sempre stata una vigliacca.

    Sapevo di non aver altra scelta, la mia anima era dannata e lui mi avrebbe dato la caccia fino a quando non mi sarei arresa all’ineluttabile destino, però nel profondo continuavo a ripetermi che doveva esserci un altro modo per salvarmi. Drew non poteva averla vinta.

    Gli avevo donato il mio cuore, il mio amore, mentre lui mi aveva sedotta, ingannata, infliggendomi alla fine questa orrenda condanna. Ero stata una sciocca, la vecchia Zingara mi aveva anche avvertita e io non avevo saputo ascoltare; lei sapeva. Forse…sì certo, forse lei poteva aiutarmi.

    Preparai la sacca, soffermandomi sulla soglia prima di chiudere quella porta per sempre. Non sarei tornata. Drew, ma soprattutto la polizia che probabilmente era già sulle mie tracce dopo aver scoperto la carneficina che avevo compiuto al castello, non me lo avrebbe permesso.

    Mi diressi verso la piazza del mercato dove era stato allestito il circo e dove potevo trovare ancora la Zingara. Dal cielo scendeva una debole pioggerellina che rifletteva la luce argentea della luna attraverso l’oscurità della tarda sera. Nessuno era in giro a quell’ora di Domenica. Erano tutti nascosti nel calore delle loro case, abbracciati al bracciolo del loro divano, guardando qualche stupido talk show alla televisione. Sentivo quell’insulso vociare e lo trovavo irritante.

    Come rimpiangevo le fredde sere in veranda a bere una fumante cioccolata con gli amici, a parlare di sogni, di progetti per cambiare il mondo. Per molti di loro, il futuro aveva avuto fine il giorno prima. Per mia mano.

    Imboccai la strada per il parco, allontanandomi dal rumore assordante dei ricordi, e mi inoltrai nella fitta vegetazione. La piazza si trovava al centro e si disponeva ad anello attorno ad una grande fontana spenta e cosparsa di foglie morte che lente scendevano dagli alberi vicini. Al martedì qui veniva allestito il mercato cittadino, mentre durante il resto della settimana rimaneva vuoto e silenzioso, meta di qualche impavido corridore che veniva ad allenarsi in mezzo alla natura o di qualche drogato che veniva a farsi una dose di nascosto.

    E fu così che lo trovai anche quella sera, completamente sgombro. Il circo era stato smontato ed erano già partiti per qualche altro paese vicino; non rimaneva più nulla del loro passaggio. Spariti.

    Ed ora che faccio?

    Alzai il cappuccio della felpa sopra la testa e feci per voltarmi e andarmene, quando una folata di vento portò ai miei piedi un piccolo volantino colorato. Me lo rigirai tra le mani e vi lessi sopra l’elenco dei paesi in cui avrebbe soggiornato il circo con le rispettive date. Abbozzai un sorriso e infilai il foglietto nella tasca dei pantaloni per non perderlo. C’era ancora qualche speranza.

    Dopo qualche minuto di cammino, udii un grido di donna provenire da lontano.

    Avrei dovuto chiamare qualcuno e allontanarmi da lì, ma non lo feci. Mi precipitai senza pensarci. Conoscevo la natura di quell’urlo, sentivo in esso il dolore, la paura, ma soprattutto la disperata arresa al destino. Sentivo tutto questo come se quelle emozioni provenissero da me stessa, come un animale percepisce l’umore di chi gli sta di fronte. Era l’istinto che mi spingeva ad agire, a correre là prima che fosse troppo tardi. Già, perché nell’aria alleggiava il dolce sapore del sangue e questo non era mai positivo.

    Corsi veloce, molto veloce, tra le fronde degli alberi senza conoscere la direzione che stavo prendendo, ma sentendo che era quella giusta. Poi d’improvviso mi bloccai appoggiandomi al tronco di uno degli ultimi alberi che delimitavano il parco. L’odore del sangue lì era più intenso e potevo anche contare i battiti incessanti dei cuori di ognuno dei presenti. Erano tre persone, anzi quattro, uno era così debole che a malapena riuscivo a sentirlo.

    Mi avvicinai piano e infine li vidi.

    Erano nel parcheggio, di fianco ad una macchina con lo sportello del guidatore completamente spalancato. La ragazza era per terra, il volto gonfio coperto di sangue e i vestiti strappati che le mostravano i seni nudi. Uno dei suoi aggressori la teneva per le braccia, impedendole di protendere le mani in avanti nel vano tentativo di difendersi; un altro stava cavalcioni su di lei, una mano impugnava un piccolo coltello, mentre con l’altra trafficava con la cintura dei pantaloni.

    Tre. Ne mancava uno e non riuscivo a scorgerlo. Era debole il suo battito, ma lo sentivo.

    Dannazione!

    «No, vi prego…lasciatemi…» singhiozzò disperata la ragazza che aveva cominciato a piangere.

    «Zitta troia, ti ho detto di stare zitta!» sbraitò l’uomo sopra di lei, sferrandogli un colpo con l’impugnatura del coltello.

    Serrai i pugni per la rabbia e respirai profondamente.

    «Avanti muoviti, anche io voglio divertirmi un po’ con lei.»

    «Fanculo, non mettermi fretta!»

    Calmati!

    «Lasciatela» esordii spuntando fuori dall’oscurità.

    I due mi guardarono stupiti, ero a pochi passi da loro e non si erano accorti della mia presenza. Quello che teneva la ragazza subito si alzò e spavaldo si avvicinò a me. «E tu cosa vuoi? Vuoi per caso unirti a noi?»

    Arricciai il naso per l’elevata quantità di alcool che il suo fiato emanava. Avrei potuto ucciderlo senza scrupoli, sarebbe stato tutto così facile e veloce. Volevo ardentemente la sua morte, volevo affondare i miei denti nella carne e straziarlo fino a quando non avesse esalato l’ultimo respiro. E la cosa mi spaventava. Non potevo impedir loro di scegliere se allontanarsi con le proprie gambe o su una bara di legno tirato a lucido. Sospirai quasi annoiata. «Lasciatela andare e non succederà nulla.»

    «Perché altrimenti che fai?» domandò lui esibendo un mezzo sorriso beffardo davanti ai miei occhi.

    Deglutii cercando di mantenere un certo contegno.

    Rise, pensando che la mia fosse una reazione alla paura che suscitava e quindi ancor più eccitato cominciò ad accarezzarmi alcune ciocche di capelli e ad annusare il profumo della mia pelle. Arrivò quasi a toccarmi le labbra con le dita, quando con violenza mi prese e cercò di baciarmi.

    Al diavolo il libero arbitrio!

    La mia mano si mosse feroce verso di lui e le mie dita incontrarono i suoi occhi accecandolo e ferendolo con le unghie.

    L’uomo urlò di dolore e si coprì il volto barcollando all’indietro.

    Lo afferrai per il collo e lo schiacciai contro la macchina con un frastuono di metallo piegato e ossa rotte. Strinsi forte la sua trachea fino a quando questa scricchiolò tra le mie dite e lui si accasciò al suolo senza vita. Mi voltai verso l’altro uomo che nel frattempo si era alzato a guardare l’amico steso per terra e andai decisa verso la ragazza dandogli le spalle.

    Lo sentii arrivare prima ancora di vedere il luccichio della lama specchiarsi negli occhi colmi di terrore della ragazza che stavo aiutando ad alzarsi.

    Parai il colpo e senza aspettare la sua prossima mossa sferrai una scarica di pugni al plesso solare. Il serramanico volò via e lui cadde in ginocchio stringendosi il petto sofferente. Raccolsi l’arma e con un gesto rapido la feci scivolare lungo il collo inebriandomi del sangue che sgorgava sulla mia mano.

    Mi sentivo felice nel guardarlo morire lentamente.

    Rimasi immobile, le mani macchiate ancora di sangue. Dove ero io, il sudario della morte calava minaccioso sul mondo e non importava se le sue vittime meritavano o meno di morire, ma il fatto che avevo scelto io, deliberatamente, di porre fine alla loro vita. Avrei potuto fermarmi, lasciarli agonizzanti e portare lontano la ragazza, invece avevo infierito e loro erano morti.

    In me c’era davvero qualcosa che non andava.

    «Grazie, ci hai salvato…» sussurrò la ragazza ancora sotto shock, mentre con una mano si teneva amorevolmente il ventre rotondo.

    Un bimbo. Ecco di chi era il piccolo battito.

    «Non devi farlo, io non merito la tua gratitudine.»

    Perché non riusciva a vedere la violenza che avevo scatenato? Perché non aveva paura di me? Dovevo allontanarmi, prima di impazzire e rischiare di fare del male a lei e alla delicata creatura che portava in grembo. In fondo non sapevo più chi ero, non riuscivo a controllare le mie reazioni e non sapevo quali erano i miei limiti. L’odore del sangue mi attirava e non faceva distinzioni tra buoni e cattivi; era solo sangue. Quindi appena sentii le sirene sopraggiungere veloci, mi allontanai con le lacrime che cercavano fluire senza riuscirci.

    Io ero il vero male.

    * * * * *

    Come molti avranno capito, o almeno spero, questo è il seguito del "la sposa dell'oscurità" che rappresenta il prologo del libro illustrato LA NAIBA FATA (la ragazza maledetta in lingua romena, o rumena come dir si voglia!). Questo libro sarà suddiviso in cinque capitoli e sarà, per darvi un'idea, simile all'impostazione dei libri ilustrati di Victoria Francès. Mi devo allenare a dipingere con photoshop, ma dovrei riuscire a combinare qualcosa di carino, dato che la storia mi piace.

    Se volete leggere o rispolverare il prologo ecco il link:

     

    LA SPOSA DELL'OSCURITà

    November 24

    Vivo per lei

     

    "Mia madre è morta quando avevo otto anni,

    quindi so bene che è come perdere un pezzo di se stessi:

    niente può mai davvero sostituirlo.

     

    è un dolore che non si placa mai del tutto.

     

    Bisogna affrontarlo, bisogna conviverci, bisogna andare avanti,

    ma rimane sempre."

     

     

    Anita Blake.    

    (Resti  mortali -  Laurell K.  Hamilton)

    * * * * *

    Ho letto queste parole e non ho potuto trattenere le lacrime. Chi ha perso qualcuno di immensamente caro sa quanta verità si celi dentro di esse...poche righe per esprimere un dolore immenso, un vuoto che devasta.

    A volte riesco a vederla apparire tra i miei sogni, a volte mi guardo allo specchio e riesco a vedere i suoi stessi occhi che mi guardano. A volte penso di vivere anche per lei. Una vita che le è stata negata e che io porto avanti.

    Vorrei solo che fosse fiera di me, dovunque lei sia. Perchè anche se mi manca, riesco a sentirla vicino a me, nell'aria che respiro, nel mondo che ho attorno.

    Quel vuoto non si colmerà mai, probabilmente avrò dimenticato il suo viso per sempre, ma so che parte di lei vive dentro me e che in qualche modo non l'ho persa del tutto.

     

    November 11

    Tracce di mistero

     

    * * * * *

    Tempo fa, decisi di sistemare finalmente la mia soffitta. Più che altro cercai di farmi coraggio, dato che lì vivevano generazioni e generazioni di ragni...e io odio i ragni. Comunque oltre a loro, trovai di tutto e di più. Vecchi modellini impolverati, tele e tavole accatastate una sopra l'altra, pile di libri ingialliti dal tempo addossate alle pareti e i miei giochi d'infanzia sopravvissuti alla mania di mio padre di buttare via tutto. Insomma il lavoro non risultò poco e neanche così facile.
    Dopo ore e ore d'intensa riorganizzazione, mi ritrovai tra le mani quello che a prima vista sembrava un voluminoso quaderno per gli schizzi, stracolmo di appunti e disegni. In teoria doveva essere roba mia, ma sinceramente non ricordavo di averne mai comprato uno, tanto meno di averci disegnato sopra. Me lo rigirai tra le mani, lo sfogliai attentamente e osservai il tratto sinuoso ed elegante della grafia, scritta a mano, che andava ad incorniciare le varie illustrazioni. Quella scrittura non era certo la mia e leggendo bene non mi sembrava neanche in italiano.

    E cosa dire dei disegni. Schizzi a matita, colorati qua e là da un leggero velo di acquarello. Pagine e pagine in cui erano rappresentati edifici fantastici, immersi in una natura visionaria e a volte inquietante; dove venivano presentati i ritratti di valorosi guerrieri accompagnati da altrettanti ritratti di bellissime fanciulle.

    Mentre guardavo ammirata tutto questo, una pagina scivolò via. La raccolsi delicatamente. Vi era disegnato una sorta di amuleto, di ciondolo. Sulla superficie ruvida e ormai macchiata dall'umidità, tracce di sangue colarono dalla mia mano...come al solito mi ero tagliata con la carta senza accorgermene. Ed era anche un taglio profondo.

    In quel momento però non me ne preoccupai granché, anche perchè la mia attenzione si focalizzò sulle parole scritte sotto il disegno, sul loro suono e sul loro possibile significato nascosto…

     

    Mas therhe olasi liar fadi shadom;

    mas sebect nakir ai no sien charas;

    mas freien oli scherei don baiir cretia ai mabre parar lium.

     

    Col passare degli anni, scoprii la loro vera natura…

     

    Noi portiamo luce dove vige l’oscurità;

    noi doniamo speranza a chi non ne ha più memoria;

    noi proteggiamo i sogni di chi arde di coraggio e lotta per essi

     

    …ma questa è un’altra storia…

    I Draghi...una passione infinita!

    Adoro questo premio, adoro questa immagine...i Draghi sono la mia passione!
    Quindi ringrazio con tutto il cuore la Directory del Drago. è un onore e un piacere per me riceverlo.
    è pure in tema col Natale alle porte!!!
    Un bacione a tutti!
    November 06

    Addio messenger!

    Volevo comunicarvi che non ho più messenger.
    Oddio...non è che l'ho cancellato di proposito il programma...il problema è che non riesco più ad aprirlo perchè non mi installa la versione aggiornata ma nemmeno mi fa più usare quella precedente (stamane apro e mi dice che è necessaio installare la versione nuova, ho cliccato no e non me lo fa più aprire senza installare)! Che scatole, io vivevo così bene con la mia vecchia versione!
    Vabbeh, se riesco a sistemare, torno, ma per ora quindi non posso più comunicare in maniera istantanea.
    Stranamente so di molti altri col mio stesso problema: http://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20090510093754AApaDfb
    Tranquilli, il blog e la mail rimangono!
     
    p.s. So che posso usare il web messenger...ma voi l'avete mai usato? Io sì e mi creava parecchi problemi: mi spezzettava le comunicazioni e le risposte le ricevevo sulla mail...un casino...quindi se proprio non ne ho una necessità estrema, lascio perdere per ora.
    Mi spiace perchè non posso più fare le mie chiacchierate...uffa! Perchè non mi funziona mai nulla?
    Vi auguro una buona fine giornata.
    Bacione!
     
     
    Questa bella immagine era il mio avatar in messenger...spero di poterlo rimettere ^^"
    November 01

    La sposa dell'oscurità

    Dal prologo di "La Naiba fata"
    * * * * *
    Con decrepite mani fredde aveva accarezzato il palmo della mia mano, aveva scrutato nelle rughe misteriose che segnavano il corso del mio futuro e alla fine i suoi occhi vacui si erano spalancati e con voce tetra e spaventata mi aveva sussurrato: «Sarai portatrice di sventura, la tua anima apparterrà per sempre all'oscurità...non sposarti bambina mia, non permettergli di corromperti...»
    Ritirai sgomenta il braccio. Come osava quella vecchia, non conosceva me e non conosceva Drew, come poteva dire quelle cose! Perchè mi ero fatta convincere da Alex a fare quella stupidaggine? Andare da una veggente per farmi leggere la mano, che idiozia e nemmeno credevo a queste cose. Ma non potevo ribellarmi, era il mio addio al nubilato e avevo dato delega a lei, che era la mia migliore amica, di organizzare la festa.
    Eppure dentro di me rimaneva la paura per la sincerità che scaturiva dalle parole della Zingara. Il cuore rifiutava quello che la ragione sospettava. Pensavo fosse normale, mi stavo sposando con l'uomo che da anni amavo e con cui avrei condiviso l'intera esistenza, era naturale esserne angosciata e nutrire mille dubbi.
    Ora però, guardavo le mie mani sporche di sangue e volevo urlare. Tutto il mio mondo incantato era andato in pezzi, la mia famiglia, i miei amici, erano in terra agonizzanti e continuavo a chiedermi il perchè. Non riuscivo a muovermi, ipnotizzata dal liquido vermiglio sul mio vestito candido e che colava lungo il pavimento di legno lucido. Anche le pareti ne erano imbrattate: schizzi, impronte di mani che si aggrappavano disperate alla tappezzeria verde. Un attimo e poi il silenzio. Avevo perso tutto ed ero stata io.
    Li avevo uccisi.
    Lui mi fissò divertito, in piedi in mezzo a tutto quello scempio. Impeccabile come sempre, bello e misterioso come sempre. Anche in quel momento, con le lacrime che scioglievano il trucco nero dai miei occhi e l'orrore che dominava la mia mente, riuscivo ad amarlo. Sembrava una droga, volevo possederlo, farlo mio, in quell'istante in quello stesso luogo di morte che tanto mi nauseava.
    Era eccitante, troppo. E lui lo sentiva, lo sapeva.
    Rabbrividii quando lui si avvicinò seducente verso di me. Con un gesto deciso mi cinse tra le sue braccia, spingendomi contro il suo petto muscoloso e caldo. Le sue mani corsero veloci lungo fianchi, si fecero largo tra le pieghe della gonna fino ad accarezzare la pelle nuda delle gambe e del ventre. Lo lasciai fare, lo lasciai baciarmi, toccarmi, respirarmi addosso, nonostante una parte di me lo odiasse e volesse fuggire il più lontano possibile da lui. Ma mi inebriava il suo odore e più gustavo i suoi baci, più non potevo farne a meno. Tra le sue braccia mi sentivo forte, potente.
    «Mia piccola Pam, rimani con me, perchè noi ci apparteniamo e il nostro destino è intrecciato da sempre...solo io posso appagare i tuoi desideri più nascosti, solo io posso far emergere l'oscuro potere celato dentro te» mi disse tra un bacio appassionato e l'altro.
    Maledetta, ecco cos'ero. Una creatura della notte che saziava il suo dolore attraverso lo scorrere del sangue. Potevo vivere così per l'eternità? Con lui, ma con le mani sempre macchiate di sangue innocente?
    Mi guardai attorno, vidi il volto livido della mia amica Alex. Accarezzai dolcemente la sua pelle liscia, scostandole i lunghi capelli neri dal viso, come se fosse soltanto addormentata, e la ripulii dal sangue. Osservai la punta rossa delle mie dita e le portai alle labbra. Aveva un buon sapore il sangue, di cioccolata e vaniglia, ma il gesto mi ripugnava. Io mi ripugnavo.
    No, non potevo.
    Di scorcio vidi la sagoma di Drew e appurata la sua non prossima vicinanza, scattai in piedi e cominciai a correre. Questa non era la vita per me e mai lo sarebbe stata.
    Lui nemmeno mi inseguì, mi osservò correre giù dalle scale verso il portone del castello. Sentivo la sua risata folle.
    «Non puoi fuggire da ciò che sei» urlò nell'istante in cui l'ululato del vento entrò nell'atrio dalla porta che avevo spalancato.
    Non mi fermai, aumentai la velocità, lasciandomi alle spalle la notte e la morte, ma sapevo che aveva ragione: non potevo nascondere per molto la mia vera natura.
    * * * * *